Il modello d’inclusione delle variabili ESG di FARAD Group

Il modello d’inclusione delle variabili ESG di FARAD Group

FARAD Group fonda il suo modello di business su tre pilastri: l’assicurativo, il finanziario e i fondi d’investimento. FARAD offre anche servizi di consulenza sui temi ESG, secondo una logica BtoB. Negli ultimi anni sono state sviluppate moltissime soluzioni per la clientela che coprono tutte le tre aree.

“Lo scorso anno abbiamo lasciato delle nuove polizze assicurative green e abbiamo sviluppato un database di fondi ad uso interno ed esterno secondo delle logiche di inclusioni che ci permettono di fare una selezione attiva dei variabili ESG”, spiega Marco Caldana, amministratore delegato di FARAD Group. “Al momento abbiamo quasi 160 fondi sotto osservazione. È un campione molto ristretto che dimostra il livello di meticolosità del nostro screening”.

Nel corso del tempo i criteri sono stati applicati anche per la selezione diretta dei titoli (azionari e obbligazionari) e per gli ETF. “Abbiamo un team costituito da otto persone per riuscire a selezionare e monitorare l’andamento di questi fondi, spiega l’amministratore delegato. “Col il tempo siamo riusciti a creare una base dati molto corposa e a sviluppare un elevato know how interno. Abbiamo inoltre un comitato etico composto da persone del team e da membri esterni”.

Il Gruppo ha ottenuto nel corso degli anni anche la certificazione B Corporation che viene data a quelle società che hanno una particolare attenzione alle variabili ESG nella gestione aziendale. “Faceva già parte del nostro DNA, non abbiamo dovuto adattare nessuna policy aziendale. Valutiamo molto attentamente ogni aspetto per per rischiare di cadere nel greenwashing”.

ESG e mercato italiano

Negli ultimi anni c’è stata un’accelerazione per quanto riguarda l’attenzione al tema. Esiste una presa di coscienza a livello globale come è stato dimostrato negli ultimi mesi dal successo mediatico della ragazzina svedese Greta Thunberg. “Stiamo investendo molto sul mercato italiano. Ci siamo resi conto che in Italia c’è un riscontro molto positivo”, spiega.

“Tuttavia c’è ancora una forte asimmetria informativa, soprattutto a livello istituzionale: abbiamo riscontrato una forte domanda da parte degli investitori e ancora una scarsa offerta da parte dei provider. I motivi sono da ricercare dalla lenta digitalizzazione dell’industria dell’asset management. Ancora oggi, lanciare un nuovo fondo è un processo molto lungo e che richiede molti sforzi burocratici”.

In termini di numeri, FARAD Group è riuscito a duplicare i risultati economici nell’ultimo anno. Questo ci dimostra il crescente interesse degli investitori sul tema. “Inoltre abbiamo un incremento della domanda di attività quattro volte superiore rispetto allo scorso anno”, conclude Caldana.

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